Rilevata dal satellite una enorme struttura nel mezzo dell`oceano Pacifico
La Cupola di Runit

Nel bel mezzo dell’oceano Pacifico, su un isolotto delle isole Marshall, accanto ad un enorme cratere, sorge un’enorme struttura rotonda in cemento armato di 107 metri di diametro.
Agli occhi dei primi osservatori sembrava una nave spaziale! Poi avvicinandosi …

La Cupola di Runit, soprannominata “The Tomb”, Isola Runit, Atollo Enewetak. Nel 1977-1980 il cratere creato dall’esplosione di Cactus, un ordigno nucleare utilizzato come sperimentazione durante l’Operazione Hardtack I, fu utilizzato come fossa per interrare 84.000 metri cubi di terreno radioattivo rimosso dalle varie isole contaminate dell’atollo di Enewetak, e ricoperto dalla cupola in cemento armato costruita per isolare il materiale.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Enewetak passò sotto il controllo degli Stati Uniti come parte del Trust Territory of the Pacific Islands fino all’indipendenza delle Isole Marshall nel 1986. Durante il mandato, gli Stati Uniti evacuarono molte volte i residenti locali e l’atollo fu utilizzato per i test nucleari come parte dei Pacific Proving Grounds. Prima di iniziare i test, gli Stati Uniti riesumarono i corpi dei militari statunitensi uccisi nella battaglia di Enewetak e li riportarono negli Stati Uniti per essere seppelliti di nuovo dalle loro famiglie. Dal 1948 al 1958 a Enewetak furono effettuati 43 test nucleari. Il primo test con la bomba all’idrogeno, nome in codice Ivy Mike, avvenne alla fine del 1952 vaporizzando l’isolotto di Elugelab. 

Dal 1972 al 1973 fu condotta un’indagine radiologica di Enewetak e nel 1977, l’esercito degli Stati Uniti iniziò la decontaminazione di Enewetak e di altri atolli. I militari mescolarono più di 80.000 metri cubi di terreno e detriti dalle isole contaminati con cemento Portland e lo seppellirono nell’isola Runit, nel cratere profondo 9 mt e largo 107 mt creato, dal test delle armi nucleari del 5 maggio 1958 soprannominato “Cactus”. Sul materiale fu stata costruita fu cupola composta da 358 pannelli di cemento, ciascuno di 46 cm di spessore con costo finale di 239 milioni di dollari. Nel 1980 gli Stati Uniti dichiararono le isole meridionali e occidentali dell’atollo sicure per l’abitazione e lo stesso anno gli abitanti di Enewetak tornarono a viverci. I membri militari che parteciparono alla missione di pulizia ad oggi soffrono di molti problemi di salute causate dalla esposizione alle radiazioni ma il governo degli Stati Uniti si rifiuta di fornire copertura sanitaria.

Recentemente la Columbia University ed il Los Angeles Times, dopo aver visitato Runit in più occasioni, hanno constatato la cupola, a causa dell’aumento delle temperature, inizia presentare crepe, ed a causa dell’innalzamento del livello del mare, è iniziato un rilascio di materiale radiattivo nelle acque circostanti. I dati hanno rilevato che le radiazioni presenti nelle Isole Marshall sono paragonabili a quelle presenti a Fukoshima e Chernobyl.

Il governo delle isole Marshall ritiene che le responsabilità siano degli Stati Uniti, i quali hanno respinto tutte le richieste al mittente. La popolazione è tutta d’accordo: “I residui nucleari dentro la cupola non li abbiamo creati noi.”, “Questo materiale sta avvelenando il nostro mare.” ed ancora “La cupola non è nostra. Non la vogliamo!”

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